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martedì 18 agosto 2015

BRITISH CLOTHES - Pretty Green

La Pretty Green è una linea di abbigliamento fondata nel 2009 dal cantante Liam Gallagher, ex frontman degli Oasis e attualmente Beady Eye.

La linea di abbigliamento, finora solo maschile, si ispira allo stile e alla cultura mod degli anni '60 e alla moda casual degli anni '80 e '90, che fonde con le tendenze contemporanee creando uno stile innovativo, non inquadrabile né nel vintage né nel modern. I designer sono Liam Gallagher e Nick Holland della Holland Esquire.
Il nome del marchio si ispira al titolo di una canzone dei Jam, gruppo rock inglese fondato da Paul Weller.
Fin dall'inizio la Pretty Green si è caratterizzata per la divisione in black label e green label. Rivolge la sua attenzione a un'ampia gamma di persone, anche coloro tradizionalmente non interessate al mondo della moda. Liam Gallagher ha dichiarato che "i vestiti sono la mia passione insieme alla musica. Non sono qui per copiare nessuno e non sono qui per i soldi. Lo faccio perché c'è una carenza di roba che io vorrei indossare".
A Londra la Pretty Green è presente già da parecchio tempo. Oltre al negozio di Carnaby Street, la linea di abbigliamento del cantante dei Beady Eye offre uno store anche in Covent Garden e presso il gigantesco centro commerciale Westfield. Ora però il marchio potrebbe diventare ancor più "centrale": pare infatti che Liam abbia messo gli occhi su uno spazio che si è liberato in Regent Street, che con Oxford Street è il maggiore asse commerciale del centro della capitale britannica. E non importa che Carnaby Street sia praticamente già in Regent Street; è questione di pochi passi, la gente in Carnaby ovviamente ci va, ma il flusso di Regent Street è decisamente molto maggiore. Dunque aprire un negozio in Regent St farebbe impennare gli affari, che peraltro già ora non vanno affatto male. L'ipotesi del nuovo store sulla vetrina internazionale viene ventilata da "Retail Week", secondo il quale, qualora si verificasse, il brand di Liam potrebbe prendere in considerazione la chiusura di uno dei tre attuali punti londinesi. Pretty Green peraltro è presente anche a Manchester (King Street), Glasgow (Ingram Street), Cardiff (Morgan Arcade), Nottingham (Victoria Street), Newcastle (Grainger Street), Liverpool (Manestys Lane), Leeds (King Edward Street), Birmingham (Bullring Shopping Centre) Leeds (King Edward St) e Brighton (Dukes Lane). Il marchio dell'ex Oasis ha da poco scelto come suo nuovo volto Jesse Wood, figlio di Ron Wood dei Rolling Stones. In questi giorni PG propone il "Rock'n'roll Christmas" con varie idee per un regalo in stile Liam; polo sui settanta euro, magliette sui quaranta.

lunedì 17 agosto 2015

MADCHESTER - Storia di un'epoca

La Sottocultura più influente degli anni 90, l'unica che, in qualche modo, può essere paragonata ai fasti degli anni 60/70, spiegata in un bellissimo pezzo di Claudio Litrico (storiadellamusica.it)

Pazza, pazza Manchester . "24 Hour Party People" è la definizione più appropriata per descrivere la scena di Madchester (fusione tra "Mad", matto, e la città inglese in cui nacque il movimento): innanzitutto è il titolo di un inno targato Happy Mondays , una delle band più rappresentative, ed è anche una pellicola dedicata a quella che fu l'etichetta indie per eccellenza di Manchester , la Factory Records , ed al suo fondatore Tony Wilson ; ma soprattutto è la frase che meglio di qualunque altra fa capire l'ambiente di quegli anni: un party continuo. Ma cos'è, precisamente, Madchester ? Paradossalmente, bisogna partire da Chicago ,nell’annus domini 1987 . E' qui che attraverso gli esperimenti di Phuture con la sua Roland TB-303, prende forma la acid house , che approda in fretta nei locali gay insieme all'ecstasy, la nuova droga cult che viene immediatamente identificata con il neonato sound.
In men che non si dica, la acid house viene adottata dalla capitale gay di quegli anni, Ibiza , per poi espandersi nei locali underground di tutto il continente ed insediarsi, infine, all'Hacienda , tana storica dei giovani mancuniani negli eighties ; il popolo diManchester , con il post punk agli sgoccioli e gli Smiths ad un passo dallo scioglimento, aveva infatti bisogno di nuovi stimoli, di nuove distrazioni nelle quali calarsi, e questi ritmi danzerecci, uniti all'ecstasy, fu pane per i suoi denti. Dalla fusione tra il pop melodico e l' Acid House , nacque Madchester , una musica pulsante, psichedelica , orecchiabile e capace di far ballare con l'uso di strumenti tradizionali. Diamo uno sguardo alle band più importanti dell'intero movimento…
Gli Happy Mondays si ispirarono per il loro nome al pezzo dei New Order Blue Monday ", e la contrapposizione tra il triste e l'allegro, non sta solo nella ragione sociale: se i superstiti Joy Division incarnavano la normale, depressa conversione elettronica della new wave , gli Happy Mondays partorirono un sound spensierato, energico, adrenalinico: oltre al mix Pop- House , erano rintracciabili inflessioni funk e fascinazioni anni '70 (la loro "Kinky Afro" riprende la "Lady Marmalade" delle LaBelle ). I Mondays incarnavano appieno la scena madchesteriana non solo musicalmente: erano cinque delinquenti con la passione per alcool e droga. I giovani della medio-bassa borghesia mancuniana dell'era Thatcher si ritrovavano in pieno nel loro concetto di alienazione dalla realtà. Pionieri del movimento con il loro debutto targato proprio dalla Factory , " Squirrell & G-Man Twenty Four Hour Party People Plastic Face Carnt Smile (White Out) ", fu con i successivi " Bummed " ( 1988 ) e, soprattutto, " Pills'n'Thrills And Bellyaches " ( 1990 ) che gli Happy Mondays segnarono un'epoca. Quest'ultimo è probabilmente il manifesto di Madchester , il disco più rappresentativo e completo. Ma forse non il migliore...
Infatti l'anno precedente, gli Stone Roses diedero alle stampe un disco fondamentale per la storia della musica, dato l'impatto che ebbe alla sua uscita e l'influenza esercitata negli anni a venire. Il disco in questione, intitolato semplicemente " The Stone Roses ", è meno danzereccio dei tipici album della scena, e guarda più agli anni '60 che ai '70; l'influenza di gruppi come Beatles , Rolling Stones , Kinks e Beach Boys è lampante, ma inizia anche a farsi notare l'impronta lasciata dagli Smiths sulla musica britannica. Le ritmiche da dancefloor e i concerti trasformati in rave fanno del gruppo capitanato da Ian Brown la band più famosa ed influente di Madchester .
Gli altri gruppi simbolo di Madchester furono gli Inspiral Carpets , che riportarono a galla la psichedelia dei '60 ed i relativi Hammond (con il disco " Life "), o i Charlatans , i più longevi (ancora in attività), che con il loro " Some Friendly " dipinsero un autentico ritratto dell'era, o ancora A Guy Called Gerald , alias Gerald Simpson , produttore che con il singolo "Voodoo Ray" portò forse per primo alla ribalta commerciale Madchester e che coi “suoi” 808 Statesiglò l’enorme Pacific State, o ancora la meteora The Farm , per finire con la parentesi madchesteriana, " Gold Mother ", dei James .
Madchester finì con il fallimentare festival di Spike Island , il flop di " Yes, Please " degli Happy Mondays (e la precipitazione del loro leader Shaun Ryder nel tunnel della droga), le beghe contrattuali degli Stone Roses con la propria etichetta, l'annullamento del tour americano di questi ultimi tramite un comunicato stampa recitante "L'America ancora non ci merita" e la lunghissima gestazione del loro secondo disco, il deludente " The Second Coming ".
Cosa è rimasto di Madchester ? Molto, in realtà. Probabilmente tutto il fenomeno Brit Pop ( Oasis in testa: Noel Gallagher fu un roadie degli Inspiral Carpets e la loro musica fu influenzata non poco dagli Stone Roses ) non sarebbe mai esistito senza di esso, e ancora oggi band come Kasabian , Infadels e Hard-Fi pagano più di un pegno agli anni della “pazza Manchester”.

mercoledì 16 gennaio 2013

BRITISH CLOTHES - Fred Perry

(100 years FP spot)
Forse il marchio simbolo del BRITISH STYLE, Fred Perry è uno dei must di Londra. I punti vendita ufficiali sono 3 ma la marca dell'alloro, tanto cara a MODS, SKINHEADS, ma anche a tantissimi personagg noti ella musica, si può trovare in tantissimi store della capitale.

Due parole sulla storia della marca: Mr.Frederich John Perry, campione prima di ping pong e poi di tennis, negli anni trenta creò la linea di abbigliamento che porta il suo nome e che negli anni cinquanta e sessanta era considerata tra le migliori in fatto di indumenti per il tennis e il polo. Come per Lacoste (amico personale di Fred) il capo simbolo del marchio rimane la polo, che presenta come segno distintivo una corona d'alloro sulla sinistra del petto: si distingue da Lacoste per il taglio più slim fit e per il fatto che il logo è ricamato nel tessuto piuttosto che essere cucito come invece avviene per il piccolo coccodrillo francese. Fred Perry vide il successo della sua linea consolidarsi soprattutto negli anni Sessanta, quando il brand divenne molto popolare tra i giovani britannici. Insieme a Ben Sherman prima e Lonsdale poi, divenne il marchio simbolo delle sottoculture Mods e Skinheads, nate in Inghilterra a cavallo di quegli anni e presto diffuse a macchia d'olio in tutta Europa
(Skingirl wearing FP t-shirt)
FP, insieme al francese Lacoste è considerato l'inventore delle maglie cosiddette polo (chiamate così poiché usate anche nell'ambito dell'omonimo sport) caratteristiche nel taglio nel pregiato tipo di fabbricazione e lavorazione del cotone. Negli anni settanta nasceranno anche altre marche che produrranno polo, come la Polo Ralph Lauren, che ha preso spunto da Fred Perry, ma che non le ha inventate, e tante altre linee simili, che hanno in qualche modo imitato a modo loro lo stile delle Polo originali.
Un'ultima curiosità: molti artisti degli ultimi decenni hanno fatto di Fred Perry un vero e proprio must. Oltre ai "modernisti" Paul Weller, Pete townshend e i rude boys come Laurel Aitken o Fatty, citiamo Pete Doherty, Gwen Stefani, i frateli Gallagher, Amy Winehouse (che ha pure collaborato col marchio disegnando u'intera linea femminile), Damon Albarn e molti altri. 

(Jimmy - Quadrophenia)
Ma veniamo a Londra: gli store monomarca della capitale sono tutti e tre bellissimi, stilosi e davvero forniti; polo di ogni tonalità e taglio, maglioncini e felpe all'ultima moda, ma anche scarpe, giubbotti, cappelli, sciarpe e un reparto femminile d'altri tempi, con gonne, polo slim fit e golfini da donna degni di fine anni 60. Personalmente il mio preferito è quello al 14 The Piazza (Covent Garden), ma tutti e tre meritano una visita, anche perchè i negozi  FP londinesi hanno molta più scelta rispetto a quelli italiani: alcuni capi d'abbigliamento addirittura vengono prodotti solo per il mercato britannico... e scusate se è poco.

I prezzi in linea di massima sono gli stessi dell'italia, ma come detto, la scelta e la qualità non hanno confronto...

Indirizzi degli store:


COVENT GARDEN - AUTHENTIC SHOP:

14 The Piazza,
Covent Garden,
London,
WC2E 8HD


NEWBURGH STREET - Laurel Wreath Collection Shop

12 Newburgh Street,
(off Carnaby Street),
London,
W1F 7RP,
United Kingdom
Unit 6 & 7 Thomas Neal's,
Seven Dials,
Covent Garden,
London,
WC2H 9LD,
United Kingdom

Unit 21,
Liverpool One,
6 Manestys Lane,
Liverpool,
L1 3DL,
United Kingdom


11 Police Street,
Manchester,
M2 7LQ,
United Kingdom


AUTHENTIC SHOPUnit 137a,
York Designer Outlet Village,
St. Nicholas Avenue,
Fulford,
York,
North Yorkshire,
YO19 4TA,
United Kingdom


Web: