Nello scorso week end, in occasione del 50° anniversario della battaglia di Brighton tra MODS e ROCKERS, centinaia di veterani modernisti, si sono dati appuntamento nella cittadina dell'East Sussex...
martedì 1 settembre 2015
martedì 18 agosto 2015
BRITISH CLOTHES - Pretty Green
La Pretty Green è una linea di abbigliamento fondata nel 2009 dal cantante Liam Gallagher, ex frontman degli Oasis e attualmente Beady Eye.
La linea di abbigliamento, finora solo maschile, si ispira allo stile e alla cultura mod degli anni '60 e alla moda casual degli anni '80 e '90, che fonde con le tendenze contemporanee creando uno stile innovativo, non inquadrabile né nel vintage né nel modern. I designer sono Liam Gallagher e Nick Holland della Holland Esquire.
Il nome del marchio si ispira al titolo di una canzone dei Jam, gruppo rock inglese fondato da Paul Weller.
Fin dall'inizio la Pretty Green si è caratterizzata per la divisione in black label e green label. Rivolge la sua attenzione a un'ampia gamma di persone, anche coloro tradizionalmente non interessate al mondo della moda. Liam Gallagher ha dichiarato che "i vestiti sono la mia passione insieme alla musica. Non sono qui per copiare nessuno e non sono qui per i soldi. Lo faccio perché c'è una carenza di roba che io vorrei indossare".
A Londra la Pretty Green è presente già da parecchio tempo. Oltre al negozio di Carnaby Street, la linea di abbigliamento del cantante dei Beady Eye offre uno store anche in Covent Garden e presso il gigantesco centro commerciale Westfield. Ora però il marchio potrebbe diventare ancor più "centrale": pare infatti che Liam abbia messo gli occhi su uno spazio che si è liberato in Regent Street, che con Oxford Street è il maggiore asse commerciale del centro della capitale britannica. E non importa che Carnaby Street sia praticamente già in Regent Street; è questione di pochi passi, la gente in Carnaby ovviamente ci va, ma il flusso di Regent Street è decisamente molto maggiore. Dunque aprire un negozio in Regent St farebbe impennare gli affari, che peraltro già ora non vanno affatto male. L'ipotesi del nuovo store sulla vetrina internazionale viene ventilata da "Retail Week", secondo il quale, qualora si verificasse, il brand di Liam potrebbe prendere in considerazione la chiusura di uno dei tre attuali punti londinesi. Pretty Green peraltro è presente anche a Manchester (King Street), Glasgow (Ingram Street), Cardiff (Morgan Arcade), Nottingham (Victoria Street), Newcastle (Grainger Street), Liverpool (Manestys Lane), Leeds (King Edward Street), Birmingham (Bullring Shopping Centre) Leeds (King Edward St) e Brighton (Dukes Lane). Il marchio dell'ex Oasis ha da poco scelto come suo nuovo volto Jesse Wood, figlio di Ron Wood dei Rolling Stones. In questi giorni PG propone il "Rock'n'roll Christmas" con varie idee per un regalo in stile Liam; polo sui settanta euro, magliette sui quaranta.
lunedì 17 agosto 2015
MADCHESTER - Storia di un'epoca
La Sottocultura più influente degli anni 90, l'unica che, in qualche modo, può essere paragonata ai fasti degli anni 60/70, spiegata in un bellissimo pezzo di Claudio Litrico (storiadellamusica.it)Pazza, pazza Manchester . "24 Hour Party People" è la definizione più appropriata per descrivere la scena di Madchester (fusione tra "Mad", matto, e la città inglese in cui nacque il movimento): innanzitutto è il titolo di un inno targato Happy Mondays , una delle band più rappresentative, ed è anche una pellicola dedicata a quella che fu l'etichetta indie per eccellenza di Manchester , la Factory Records , ed al suo fondatore Tony Wilson ; ma soprattutto è la frase che meglio di qualunque altra fa capire l'ambiente di quegli anni: un party continuo. Ma cos'è, precisamente, Madchester ? Paradossalmente, bisogna partire da Chicago ,nell’annus domini 1987 . E' qui che attraverso gli esperimenti di Phuture con la sua Roland TB-303, prende forma la acid house , che approda in fretta nei locali gay insieme all'ecstasy, la nuova droga cult che viene immediatamente identificata con il neonato sound.
In men che non si dica, la acid house viene adottata dalla capitale gay di quegli anni, Ibiza , per poi espandersi nei locali underground di tutto il continente ed insediarsi, infine, all'Hacienda , tana storica dei giovani mancuniani negli eighties ; il popolo diManchester , con il post punk agli sgoccioli e gli Smiths ad un passo dallo scioglimento, aveva infatti bisogno di nuovi stimoli, di nuove distrazioni nelle quali calarsi, e questi ritmi danzerecci, uniti all'ecstasy, fu pane per i suoi denti. Dalla fusione tra il pop melodico e l' Acid House , nacque Madchester , una musica pulsante, psichedelica , orecchiabile e capace di far ballare con l'uso di strumenti tradizionali. Diamo uno sguardo alle band più importanti dell'intero movimento…
Gli Happy Mondays si ispirarono per il loro nome al pezzo dei New Order " Blue Monday ", e la contrapposizione tra il triste e l'allegro, non sta solo nella ragione sociale: se i superstiti Joy Division incarnavano la normale, depressa conversione elettronica della new wave , gli Happy Mondays partorirono un sound spensierato, energico, adrenalinico: oltre al mix Pop- House , erano rintracciabili inflessioni funk e fascinazioni anni '70 (la loro "Kinky Afro" riprende la "Lady Marmalade" delle LaBelle ). I Mondays incarnavano appieno la scena madchesteriana non solo musicalmente: erano cinque delinquenti con la passione per alcool e droga. I giovani della medio-bassa borghesia mancuniana dell'era Thatcher si ritrovavano in pieno nel loro concetto di alienazione dalla realtà. Pionieri del movimento con il loro debutto targato proprio dalla Factory , " Squirrell & G-Man Twenty Four Hour Party People Plastic Face Carnt Smile (White Out) ", fu con i successivi " Bummed " ( 1988 ) e, soprattutto, " Pills'n'Thrills And Bellyaches " ( 1990 ) che gli Happy Mondays segnarono un'epoca. Quest'ultimo è probabilmente il manifesto di Madchester , il disco più rappresentativo e completo. Ma forse non il migliore...
Infatti l'anno precedente, gli Stone Roses diedero alle stampe un disco fondamentale per la storia della musica, dato l'impatto che ebbe alla sua uscita e l'influenza esercitata negli anni a venire. Il disco in questione, intitolato semplicemente " The Stone Roses ", è meno danzereccio dei tipici album della scena, e guarda più agli anni '60 che ai '70; l'influenza di gruppi come Beatles , Rolling Stones , Kinks e Beach Boys è lampante, ma inizia anche a farsi notare l'impronta lasciata dagli Smiths sulla musica britannica. Le ritmiche da dancefloor e i concerti trasformati in rave fanno del gruppo capitanato da Ian Brown la band più famosa ed influente di Madchester .
Gli altri gruppi simbolo di Madchester furono gli Inspiral Carpets , che riportarono a galla la psichedelia dei '60 ed i relativi Hammond (con il disco " Life "), o i Charlatans , i più longevi (ancora in attività), che con il loro " Some Friendly " dipinsero un autentico ritratto dell'era, o ancora A Guy Called Gerald , alias Gerald Simpson , produttore che con il singolo "Voodoo Ray" portò forse per primo alla ribalta commerciale Madchester e che coi “suoi” 808 Statesiglò l’enorme Pacific State, o ancora la meteora The Farm , per finire con la parentesi madchesteriana, " Gold Mother ", dei James .
Madchester finì con il fallimentare festival di Spike Island , il flop di " Yes, Please " degli Happy Mondays (e la precipitazione del loro leader Shaun Ryder nel tunnel della droga), le beghe contrattuali degli Stone Roses con la propria etichetta, l'annullamento del tour americano di questi ultimi tramite un comunicato stampa recitante "L'America ancora non ci merita" e la lunghissima gestazione del loro secondo disco, il deludente " The Second Coming ".
Cosa è rimasto di Madchester ? Molto, in realtà. Probabilmente tutto il fenomeno Brit Pop ( Oasis in testa: Noel Gallagher fu un roadie degli Inspiral Carpets e la loro musica fu influenzata non poco dagli Stone Roses ) non sarebbe mai esistito senza di esso, e ancora oggi band come Kasabian , Infadels e Hard-Fi pagano più di un pegno agli anni della “pazza Manchester”.
venerdì 14 agosto 2015
YE HOLE IN YE WALL
Una delle mete più consigliate in assoluto, per una pinta di ALE a Liverpool, il YE HOLE IN YE WALL vi colpirà per la bellezza del posto in sè, ma anche per l'estrema gentilezza del suo personale.
Bere una birra a Liverpool è un'ovvietà, ma farlo nel pub più antico della città, non lo è affatto. Il YE HOLE IN YE WALL è un incantevole antichissimo pub, nei pressi della stazione di Moorefields, dove tradizione e antichità, si mischiano a gentilezza e accoglienza: 8 spine a scelta (le classiche CARLSBERG, GUINNESS, STELLA etc etc) si uniscono ad una buona scelta di Cask Ales:Trooper, Adnams, Jacks e molte altre...
Attenzione al cibo: a differenza di tantissimi altri pub, non cucinano piatti classici della tradizione inglese, ma solamente panini, snacks, pie e sandwiches freddi e caldi.
Ideale quindi per una pints session dopo cena o un aperitivo pomeridiano...
Add: 4 Hackins Hey, off Dale Street, Liverpool, L2 2AW
Phone: 01512273809
Website: http://www.yeholeinyewall.com/
Bere una birra a Liverpool è un'ovvietà, ma farlo nel pub più antico della città, non lo è affatto. Il YE HOLE IN YE WALL è un incantevole antichissimo pub, nei pressi della stazione di Moorefields, dove tradizione e antichità, si mischiano a gentilezza e accoglienza: 8 spine a scelta (le classiche CARLSBERG, GUINNESS, STELLA etc etc) si uniscono ad una buona scelta di Cask Ales:Trooper, Adnams, Jacks e molte altre...
Attenzione al cibo: a differenza di tantissimi altri pub, non cucinano piatti classici della tradizione inglese, ma solamente panini, snacks, pie e sandwiches freddi e caldi.
Ideale quindi per una pints session dopo cena o un aperitivo pomeridiano...
Add: 4 Hackins Hey, off Dale Street, Liverpool, L2 2AW
Phone: 01512273809
Website: http://www.yeholeinyewall.com/
lunedì 2 settembre 2013
LONDON TATTOO - PRICK!
Henry "Hate" (nella Foto), noto tatuatore americano di Los Angeles, è il titolare di
Prick!, uno degli studio più noti e frequentati di Londra Est: aperto a Old Street una decina di anni fa, senza pose particolari, amichevole e popolare, viene definito dal boss Henry come un "amichevole studio di quartiere", ma in realtà è molto di più...
Piccolo ed accogliente, sviluppato su 3 piani, frequentato da tantissimi londinesi giovani e non, è diventato negli anni uno degli studi di spicco della città cockney, non solo per la miriade di star dello show biz che in passato hanno deciso di affidarsi a Henry (Amy Winehouse, Henry Rollins, Boy George, Alexander McQueen, Pete Doherty, Bloc Party e molti altri) ma anche per l'estrema professionalità, gentilezza e pulizia dello studio. Oltre a Henry Hate, nello studio lavorano altri 3 tatuatori: Davide, Stewart e Has oltre a degli ospiti di fama internazionale che di tanto in tanto fanno tappa qui.
Un posto top quindi, per tutti quelli che decidono di farsi "marchiare" a Londra o anche solo x tutti gli appassionati. Un'ultima nota: è uno dei pochissimi studi di Londra che accettano anche clienti senza appuntamento!
Add: 386 Old Street EC1V 9LT
Tel: +44(0)2077299545
Web: http://www.henryhate.com/
Prick!, uno degli studio più noti e frequentati di Londra Est: aperto a Old Street una decina di anni fa, senza pose particolari, amichevole e popolare, viene definito dal boss Henry come un "amichevole studio di quartiere", ma in realtà è molto di più...
Piccolo ed accogliente, sviluppato su 3 piani, frequentato da tantissimi londinesi giovani e non, è diventato negli anni uno degli studi di spicco della città cockney, non solo per la miriade di star dello show biz che in passato hanno deciso di affidarsi a Henry (Amy Winehouse, Henry Rollins, Boy George, Alexander McQueen, Pete Doherty, Bloc Party e molti altri) ma anche per l'estrema professionalità, gentilezza e pulizia dello studio. Oltre a Henry Hate, nello studio lavorano altri 3 tatuatori: Davide, Stewart e Has oltre a degli ospiti di fama internazionale che di tanto in tanto fanno tappa qui.
Un posto top quindi, per tutti quelli che decidono di farsi "marchiare" a Londra o anche solo x tutti gli appassionati. Un'ultima nota: è uno dei pochissimi studi di Londra che accettano anche clienti senza appuntamento!
Add: 386 Old Street EC1V 9LT
Tel: +44(0)2077299545
Web: http://www.henryhate.com/
venerdì 19 aprile 2013
St CHRISTOPHER'S INN - Cheap Hostel in Camden
Dormire a Camden non è consigliatissimo: andateci x vedere concerti, per
sbronzarvi, per fare casino tutta la notte, ma per dormire non è il massimo. Se proprio non potete rinunciarvi però, scegliete il St. Christopher's che almeno spendete poco!
Il St.Christopher's è un ostello posizionato nella prima parte di Camden high street e rappresenta una soluzione sicuramente economica ed adatta a persone giovani e "open mind". Stanze da 6 in classico stile anglosassone, adeguatamente pulite. La doccia è calda e abbastanza accogliente (nei parametri di un ostello cmque). Servizi igienici condivisi decisamente scadenti, a tratti a livello di quelli di una discoteca dopo le 4 del mattino.
La colazione, abbondante e gustosa, è gratuita fino alle 10 e propone sia una versione continentale che una "english". Il wi-fi è libero e veloce, indispensabile per chi ha iPhone, tablet, portatili e deve connettersi a fog!
Come dicevo nell'intorduzione, esistono quartieri migliori dove scegliere di passare la notte e anche altri ostelli della stessa catena più efficienti, puliti e con servizi migliori, ma se volete stare a Camden e spendere poco, questo è l'indirizzo che fa per voi.
Un'ultima nota: la sala pranzo/colazione/cucina (nella foto) dispone di due grossi televisori dove spesso trasmettono concerti di qualità...
Add: 48-50 Camden High Street, London NW1 0LT
Price: £££££
Tel: +44(0)207 388 1012
Transp: Tube Station camden Town (Northern Line)
Web: http://www.st-christophers.co.uk/london-hostels/camden
sbronzarvi, per fare casino tutta la notte, ma per dormire non è il massimo. Se proprio non potete rinunciarvi però, scegliete il St. Christopher's che almeno spendete poco!
Il St.Christopher's è un ostello posizionato nella prima parte di Camden high street e rappresenta una soluzione sicuramente economica ed adatta a persone giovani e "open mind". Stanze da 6 in classico stile anglosassone, adeguatamente pulite. La doccia è calda e abbastanza accogliente (nei parametri di un ostello cmque). Servizi igienici condivisi decisamente scadenti, a tratti a livello di quelli di una discoteca dopo le 4 del mattino.
La colazione, abbondante e gustosa, è gratuita fino alle 10 e propone sia una versione continentale che una "english". Il wi-fi è libero e veloce, indispensabile per chi ha iPhone, tablet, portatili e deve connettersi a fog!
Come dicevo nell'intorduzione, esistono quartieri migliori dove scegliere di passare la notte e anche altri ostelli della stessa catena più efficienti, puliti e con servizi migliori, ma se volete stare a Camden e spendere poco, questo è l'indirizzo che fa per voi.
Un'ultima nota: la sala pranzo/colazione/cucina (nella foto) dispone di due grossi televisori dove spesso trasmettono concerti di qualità...
Add: 48-50 Camden High Street, London NW1 0LT
Price: £££££
Tel: +44(0)207 388 1012
Transp: Tube Station camden Town (Northern Line)
Web: http://www.st-christophers.co.uk/london-hostels/camden
martedì 16 aprile 2013
SHOPPING IN LONDON - SCORPION (shoes in camden)
Comprare le scarpe a Londra è un impresa, non tanto per la difficoltà di
trovarle, quanto per la scelta del negozio: una quantità esagerata di shops si susseguono in tutte le zone più fighe della città e ovviamente Camden non poteva fare eccezione...
Scorpion è un must di Londra Nord: facilmente riconoscibile anche da lontano, grazie ad un grossissimo scorpione che tiene "pinzate" due Gola da ginstica, il negozio propone una buona varietà di All Star, Vans, Adidas, Gola, Nike, Fred Perry, DC Shoes, Etnies e tutte le marche di sneakers e non più serie in circolazione, oltre ad una discreta scelta di anfibi e stivali per lui e per lei.
Il negozio è piccolo e spesso affollato, anche perchè i prezzi sono piuttosto concorrenziali. Non sempre sono disponibili tutti i numeri e i colori, ma il proprietario pakistano vi proporrà di sicuro anche modelli non esposti che potranno farvi brillare gli occhi.
Insomma, se siete a spasso per Camden, fateci un salto...
Add: 9 Chalk Farm Road NW1 8AA - Camden
Transp: Tube Stations Camden Town, Chalk Farm
Web: http://www.scorpionshoes.co.uk/
trovarle, quanto per la scelta del negozio: una quantità esagerata di shops si susseguono in tutte le zone più fighe della città e ovviamente Camden non poteva fare eccezione...
Scorpion è un must di Londra Nord: facilmente riconoscibile anche da lontano, grazie ad un grossissimo scorpione che tiene "pinzate" due Gola da ginstica, il negozio propone una buona varietà di All Star, Vans, Adidas, Gola, Nike, Fred Perry, DC Shoes, Etnies e tutte le marche di sneakers e non più serie in circolazione, oltre ad una discreta scelta di anfibi e stivali per lui e per lei.
Il negozio è piccolo e spesso affollato, anche perchè i prezzi sono piuttosto concorrenziali. Non sempre sono disponibili tutti i numeri e i colori, ma il proprietario pakistano vi proporrà di sicuro anche modelli non esposti che potranno farvi brillare gli occhi.
Insomma, se siete a spasso per Camden, fateci un salto...
Add: 9 Chalk Farm Road NW1 8AA - Camden
Transp: Tube Stations Camden Town, Chalk Farm
Web: http://www.scorpionshoes.co.uk/
lunedì 15 aprile 2013
LONDRA SUGLI SCHERMI - THE QUEEN
Torna la nostra rubrica dedicata ai film ambientati a Londra: oggi vi
proponiamo un vero e proprio capolarvoro per tutti gli estimatori di sua maestà Elizabeth II.
Non è molto comune imbattersi in un film dove sono rappresentati uomini di potere ancora vivi ed ancora in una solida posizione di comando. Queste cose però possono accadere in Inghilterra, dove la libertà di parola è una valore sacro e dove, fatto non casuale, c'è un regista come Stephen Frears. The Queen affronta le due settimane in cui i rapporti tra monarchia inglese ed opinione pubblica furono difficili e sull'orlo della rottura, in un escalation senza precedenti. L'improvvisa morte di Lady Diana nell'agosto del 1997 lasciò sgomento il mondo e la casa reale, del tutto impreparata ad affrontare un lutto del genere, e ancora più impreparata a confrontarsi con l'amore degli inglesi per la principessa scomparsa.
A Stephen Frears non interessa il pettegolezzo o l'illazione pruriginosa, né tantomeno la ricerca di tesi cospirazioniste lievitate e poi inevitabilmente sgonfiate nei quasi dieci anni che ci separano da quella tragedia. Come suggerisce esplicitamente la citazione in epigrafe al film tratta da Shakespeare, "incerto è il capo su cui poggia la corona" (Enrico IV, Parte II), il tema del film è piuttosto un analisi disincantata sull'essenza del potere, e di come un evento tragico percepito in maniera negativa e sospettosa dall'opinione pubblica possa innescare un conflitto costituzionale senza precedenti.
Molto del valore del film è affidato alla bravura di Helen Mirren nel ruolo della Regina Elisabetta, che riesce a creare un personaggio tridimensionale e molto umano anche nelle sue debolezze e nell'attaccamento rigoroso ai propri poteri e alle proprie prerogative. La Regina è una donna di un'altra generazione, che comprende solo quando è troppo tardi quanto Diana sia stata amata dall'opinione pubblica e in particolar modo dai sudditi inglesi (suddito è il termine tecnico, non un dispregiativo). Allo stesso tempo però la Regina è molto protettiva nei confronti dei nipoti William e Harry, portati di gran fretta al Castello di Balmoran per sottrarli ad una stampa sempre più vorace ad aggressiva nell'ottenere notizie sui figli di Diana, ora che questa è scomparsa. Il film ipotizza che proprio quando il disamore degli inglesi verso la monarchia stava raggiungendo il culmine, Tony Blair abbia trovato una mediazione inducendo la Regina a riconoscere il lutto di coloro che amavano Diana e a farsene carico, tornando a Londra e rivolgendosi direttamente a loro.
Tutti i personaggi del resto sono trattati con profondità e rispetto in particolare il principe Carlo, ritratto con grande dignità. Forse il solo Tony Blair è rappresentato con una punta di amara ironia, visto che nel film assistiamo ai primi segni di un processo di trasformazione che da "uomo del cambiamento" eletto a furor di popolo lo porterà a diventare un politico sostanzialmente reazionario, deludendo le aspettative di molti. Ma non bisogna credere che solo perché i personaggi sono rappresentati nella loro umanità il film sia indulgente nei loro confronti. La sceneggiatura di Peter Morgan, tratta in parte dalle testimonianze di chi lavorava in quei giorni nelle varie corti coinvolte (Saint James, facente capo al Principe Carlo, Kensington, che rispondeva a Diana ed infine Buckingham Palace) è tutt'altro che indulgente nei confronti della Regina, rappresentata spesso in situazioni irriverenti (in vestaglia!) e in scambi di battute mordaci con i membri del suo staff. Specialmente se riferiti a Tony Blair, ignaro del protocollo reale. È senza dubbio uno dei film più convincenti presentati alla 63 mostra del cinema di Venezia.
proponiamo un vero e proprio capolarvoro per tutti gli estimatori di sua maestà Elizabeth II.
Non è molto comune imbattersi in un film dove sono rappresentati uomini di potere ancora vivi ed ancora in una solida posizione di comando. Queste cose però possono accadere in Inghilterra, dove la libertà di parola è una valore sacro e dove, fatto non casuale, c'è un regista come Stephen Frears. The Queen affronta le due settimane in cui i rapporti tra monarchia inglese ed opinione pubblica furono difficili e sull'orlo della rottura, in un escalation senza precedenti. L'improvvisa morte di Lady Diana nell'agosto del 1997 lasciò sgomento il mondo e la casa reale, del tutto impreparata ad affrontare un lutto del genere, e ancora più impreparata a confrontarsi con l'amore degli inglesi per la principessa scomparsa.
A Stephen Frears non interessa il pettegolezzo o l'illazione pruriginosa, né tantomeno la ricerca di tesi cospirazioniste lievitate e poi inevitabilmente sgonfiate nei quasi dieci anni che ci separano da quella tragedia. Come suggerisce esplicitamente la citazione in epigrafe al film tratta da Shakespeare, "incerto è il capo su cui poggia la corona" (Enrico IV, Parte II), il tema del film è piuttosto un analisi disincantata sull'essenza del potere, e di come un evento tragico percepito in maniera negativa e sospettosa dall'opinione pubblica possa innescare un conflitto costituzionale senza precedenti.
Molto del valore del film è affidato alla bravura di Helen Mirren nel ruolo della Regina Elisabetta, che riesce a creare un personaggio tridimensionale e molto umano anche nelle sue debolezze e nell'attaccamento rigoroso ai propri poteri e alle proprie prerogative. La Regina è una donna di un'altra generazione, che comprende solo quando è troppo tardi quanto Diana sia stata amata dall'opinione pubblica e in particolar modo dai sudditi inglesi (suddito è il termine tecnico, non un dispregiativo). Allo stesso tempo però la Regina è molto protettiva nei confronti dei nipoti William e Harry, portati di gran fretta al Castello di Balmoran per sottrarli ad una stampa sempre più vorace ad aggressiva nell'ottenere notizie sui figli di Diana, ora che questa è scomparsa. Il film ipotizza che proprio quando il disamore degli inglesi verso la monarchia stava raggiungendo il culmine, Tony Blair abbia trovato una mediazione inducendo la Regina a riconoscere il lutto di coloro che amavano Diana e a farsene carico, tornando a Londra e rivolgendosi direttamente a loro.
Tutti i personaggi del resto sono trattati con profondità e rispetto in particolare il principe Carlo, ritratto con grande dignità. Forse il solo Tony Blair è rappresentato con una punta di amara ironia, visto che nel film assistiamo ai primi segni di un processo di trasformazione che da "uomo del cambiamento" eletto a furor di popolo lo porterà a diventare un politico sostanzialmente reazionario, deludendo le aspettative di molti. Ma non bisogna credere che solo perché i personaggi sono rappresentati nella loro umanità il film sia indulgente nei loro confronti. La sceneggiatura di Peter Morgan, tratta in parte dalle testimonianze di chi lavorava in quei giorni nelle varie corti coinvolte (Saint James, facente capo al Principe Carlo, Kensington, che rispondeva a Diana ed infine Buckingham Palace) è tutt'altro che indulgente nei confronti della Regina, rappresentata spesso in situazioni irriverenti (in vestaglia!) e in scambi di battute mordaci con i membri del suo staff. Specialmente se riferiti a Tony Blair, ignaro del protocollo reale. È senza dubbio uno dei film più convincenti presentati alla 63 mostra del cinema di Venezia.
Titolo originale: The Queen
Anno: 2006
Anno: 2006
Regia: Stephen Frears
Attori: Michael Sheen, Helen Mirren, James Cromwell, Helen McCrory
Genere: Drammatico
Durata: 97 min
Voto: 8/10
Voto: 8/10
sabato 13 aprile 2013
Han Kang Restaurant - Gusto Coreano in salsa Americana...
Siamo andati a Han Kang, piccolo ristorante coreano tra Oxford Street e
Tottenham Court Road: 7 tavoli e una buona scelta di cibo che unisce i sapori coreani ad alcuni piatti tipicamente yankee. Il risultato è sorprendentemente ottimo!
Tottenham Court Road: 7 tavoli e una buona scelta di cibo che unisce i sapori coreani ad alcuni piatti tipicamente yankee. Il risultato è sorprendentemente ottimo!
Come antipasto consigliamo il pancake ai gamberi e il kimchi kimchi, piatto tradizionale coreano fatto di verdure fermentate con spezie: le porzioni sono discrete e i sapori fantastici. Proseguite (se non siete veg) con il barbecue misto: 30 sterline per una quantità spropositata di carne di manzo, carne di maiale, gamberi, pollo, calamari e verdure. Potete ordinare la carne già cotta, oppure cucinarla voi sul fornellino che vi porteranno appositamente al tavolo. Come alternative per i vegetariani, un buon piatto di riso coi gamberi o i sempre ottimi noodles, gustosi e saporiti, ma non esattamente la punta di diamante di questa cucina.
Lo staff è gentile e preparato e vi metterà subito a vostro agio. Inoltre è possibile farsi consigliare dai camerieri, l'abbinamento di birra o vino migliore x la vostra cena. I tavoloni presenti sono 7 e i camerieri solo 2, quindi armatevi di pazienza.
Type: Fusion
Add: 16 Hanway St London, Greater London W1T 1UE
Price: £££££
Transp: Tube Station TOTTENHAM COURT ROAD
Tel: +44(0)2076371985
Open: 7 days 12:00-15:00, 18:00-22:30
Web: http://www.london-eating.co.uk/hankang
lunedì 8 aprile 2013
FOOTBALL IN LONDON - ARSENAL
L'Arsenal è uno dei club più famosi al mondo: è la squadra più vincente e nota di Londra e il suo fascino contagia da sempre migliaia di persone in tutto il pianeta...
La Squadra: Fondato nel lontano 1886 a Holloway, distretto situato nel London Borough of Islington., è uno dei quattordici club che rappresentano a Londra a livello professionistico, nonché uno dei più antichi nel paese britannico, militando nella massima serie del campionato nazionale (nota come English Premier League dal1992) ininterrottamente dalla stagione 1919-1920 (record). È la prima squadra della capitale del Regno Unito per successi sportivi e, in ambitofederale, la terza dopo Manchester United e Liverpool, essendosi aggiudicata nel corso della sua storia tredici First Division/Premier Leagues, dieci FA Cups, due Coppe di Lega inglesi e dodici (di cui una condivisa)Charity/Community Shields, mentre che in ambito internazionale ha conquistato una Coppa delle Coppe e una Coppa delle Fiere (ancorché competizione non riconosciuta dall'Unione Europea delle Federazioni Calcistiche). Inoltre, è una delle dodici squadre che hanno raggiunto le finali di tutte le tre principali competizioni gestite dall'UEFA: Champions League(2005-2006), Coppa UEFA (1999-2000) e Coppa delle Coppe (1979-1980,1993-1994 e 1994-1995).
La Squadra: Fondato nel lontano 1886 a Holloway, distretto situato nel London Borough of Islington., è uno dei quattordici club che rappresentano a Londra a livello professionistico, nonché uno dei più antichi nel paese britannico, militando nella massima serie del campionato nazionale (nota come English Premier League dal1992) ininterrottamente dalla stagione 1919-1920 (record). È la prima squadra della capitale del Regno Unito per successi sportivi e, in ambitofederale, la terza dopo Manchester United e Liverpool, essendosi aggiudicata nel corso della sua storia tredici First Division/Premier Leagues, dieci FA Cups, due Coppe di Lega inglesi e dodici (di cui una condivisa)Charity/Community Shields, mentre che in ambito internazionale ha conquistato una Coppa delle Coppe e una Coppa delle Fiere (ancorché competizione non riconosciuta dall'Unione Europea delle Federazioni Calcistiche). Inoltre, è una delle dodici squadre che hanno raggiunto le finali di tutte le tre principali competizioni gestite dall'UEFA: Champions League(2005-2006), Coppa UEFA (1999-2000) e Coppa delle Coppe (1979-1980,1993-1994 e 1994-1995).
I colori sociali, maglia rossa con maniche bianche, pantaloncini e calzettoni bianchi, hanno subito variazioni più o meno evidenti nel corso degli anni. Anche la sede del club è stata cambiata più volte. Se inizialmente la squadra giocava aWoolwich, nel 1913 si spostò all'Arsenal Stadium, ad Highbury. Dopo 93 anni, nel 2006, si è nuovamente spostato, seppur di meno di cinquecento metri nel nuovo Emirates Stadium. Lo stemma è stato modificato ripetutamente, ma al suo interno è sempre comparso almeno un cannone. Proprio per questo i giocatori e i tifosi dell'Arsenal sono soprannominatiGunners, in italiano "Cannonieri".

Gli Hooligans: Negli anni 80/90 gli Arsenal erano tosti, compatti, agguerriti e si facevano rispettare in inghilterra e all'estero. I tempi son cambiati: le leggi anti-hooligans, il passaggio di generazione e in ultimo il cambio di stadio, hanno "appiattito" quasi del tutto la tifoseria biancorossa di Londra Nord. Qualche nuovo focolaio "casual" è apparso negli ultimissimi ani, ma i tempi d'oro (vedi trasferta estrema ad istanbul) sono parecchio lontani. Comunque sia: le firm più note e violente erano i Gooners e gli Herd, gruppi compatti e numerosi che rendevano ostica per chiunque la trasferta ad Highbury. Le rivalità principali sono i vicini di casa del Tottenham e il Manchester United, ma in generale non corre buon sangue con tutte le firm londinesi, e con i supprters di Liverpool, Everton e Manchester City.
Nella storia degli hools dell'arsenal rimarrà storica la finale di coppa uefa del 2000: a poche settimane dalla morte di due tifosi del Leeds (uccisi nel cuore di Istanbul dai supporters del Galatasaray prima della semifinale di Uefa 1999/2000) un folto gruppo di arsenal decide di seguire la squadra nella finale di Copenhaghe contro il galata stesso. Gli scontri, documentati dalla immagini (http://www.youtube.com/watch?v=715un3vkugM) saranno durissimi e lunghissimi: ore e ore di scontri prima e dopo la gara, con diversi feriti da entrambe le parti. Un ultima nota: la tifoseria dell'Arsenal ha da sempre una dichiarata connotazione antirazzista (cosa insolita in Inghliterra).
Tra i libri che parlano dei gooners consigliamo: "Knuckle Sandwich" di Philip Cohen and David Robins (Penguin), "Steaming in" di Colin Ward (Simon & Schuster). Meno di nicchia ma storico, Febbre a 90° (Fever Pitch), film del 1997 diretto da David Evans, tratto dall' omonimo romanzo di Nick Hornby.
ANDARE A VEDERE L'ARSENAL: Le vittorie in campo internazionale e la mercificazione del fenomeno Arsenal nel mondo, attraverso personaggi del calibro di Henry, hanno reso la tifoseria biancorossa, oggi, una mandria di accaniti tifosotti pieni di gadgets e poco inclini allo scontro: questo rende una gita all'emirates, nel caso decideste di andare a vedere l'Arsenal, un'esperienza più vicina ad una partita di NBA che di Premier League. Reperire i biglietti è difficilissimo, a meno che non vi muoviate con mesi e mesi d'anticipo, acquistando i tickets sul sito (http://www.arsenal.com/) oppure affrontando le kilometriche code alla biglietteria dell'Emirates in settimana. Per raggiungere lo stadio Emirates Stadium scendere alla fermata Arsenaldella metropolitana Piccadilly Line. Si può anche scendere alla fermata Finsbury Park (linea Victoria, linea Piccadilly e Great Northern rail) o allafermata Highbury & Islington (linea Victoria, North London Line e Great Northern rail), a circa 10 minuti a piedi. La linea Victoria e la linea Piccadilly raggiungono anche la stazione King's Cross.
Per una pub session prima/dopo la partita consigliamo il The Gas Light (5 Station Pl, London Borough of Islington, N4 2DH) dove è comunque meglio andare se siete in compagnia di qualche inglese, visto che è qui che si riuniscono gli Arsenal che ancora vogliono "combinare qualcosa", il The Auld Triangle (52 St Thomas's Rd, London N4 2QW), un tempo sospetto, ora più tranquillo. Nessun problema invece, con atmosfera carina, al Arsenal Tavern-The Blackstock (175 Blackstock Road, London, N4 2JS), e al The Bailey (81 Holloway Road, Holloway, N7 8LT) mentre il pub riservato agli ospiti è solitamente il Drayton Arms.
Storico e folcloristico, ma decisamente troppo "turistico commerciale" il "The Gunners" (204 Blackstock Rd, London, Greater London N5 1EN)

Gli Hooligans: Negli anni 80/90 gli Arsenal erano tosti, compatti, agguerriti e si facevano rispettare in inghilterra e all'estero. I tempi son cambiati: le leggi anti-hooligans, il passaggio di generazione e in ultimo il cambio di stadio, hanno "appiattito" quasi del tutto la tifoseria biancorossa di Londra Nord. Qualche nuovo focolaio "casual" è apparso negli ultimissimi ani, ma i tempi d'oro (vedi trasferta estrema ad istanbul) sono parecchio lontani. Comunque sia: le firm più note e violente erano i Gooners e gli Herd, gruppi compatti e numerosi che rendevano ostica per chiunque la trasferta ad Highbury. Le rivalità principali sono i vicini di casa del Tottenham e il Manchester United, ma in generale non corre buon sangue con tutte le firm londinesi, e con i supprters di Liverpool, Everton e Manchester City.
Nella storia degli hools dell'arsenal rimarrà storica la finale di coppa uefa del 2000: a poche settimane dalla morte di due tifosi del Leeds (uccisi nel cuore di Istanbul dai supporters del Galatasaray prima della semifinale di Uefa 1999/2000) un folto gruppo di arsenal decide di seguire la squadra nella finale di Copenhaghe contro il galata stesso. Gli scontri, documentati dalla immagini (http://www.youtube.com/watch?v=715un3vkugM) saranno durissimi e lunghissimi: ore e ore di scontri prima e dopo la gara, con diversi feriti da entrambe le parti. Un ultima nota: la tifoseria dell'Arsenal ha da sempre una dichiarata connotazione antirazzista (cosa insolita in Inghliterra).
Tra i libri che parlano dei gooners consigliamo: "Knuckle Sandwich" di Philip Cohen and David Robins (Penguin), "Steaming in" di Colin Ward (Simon & Schuster). Meno di nicchia ma storico, Febbre a 90° (Fever Pitch), film del 1997 diretto da David Evans, tratto dall' omonimo romanzo di Nick Hornby.
Per una pub session prima/dopo la partita consigliamo il The Gas Light (5 Station Pl, London Borough of Islington, N4 2DH) dove è comunque meglio andare se siete in compagnia di qualche inglese, visto che è qui che si riuniscono gli Arsenal che ancora vogliono "combinare qualcosa", il The Auld Triangle (52 St Thomas's Rd, London N4 2QW), un tempo sospetto, ora più tranquillo. Nessun problema invece, con atmosfera carina, al Arsenal Tavern-The Blackstock (175 Blackstock Road, London, N4 2JS), e al The Bailey (81 Holloway Road, Holloway, N7 8LT) mentre il pub riservato agli ospiti è solitamente il Drayton Arms.
Storico e folcloristico, ma decisamente troppo "turistico commerciale" il "The Gunners" (204 Blackstock Rd, London, Greater London N5 1EN)
mercoledì 3 aprile 2013
KOKO - Un must di Camden
Il Koko venne al mondo nel 1900 con il nome di Camden Theatre e di quel tempo conserva l'incanto vellutato, nonostante il suo palco abbia visto passare le creature più selvagge mai prodotte dal rock inglese dai Sex Pistols in poi.
Con le sue pareti rosso fuoco e décor vittoriano originale, e la gigantesca palla a specchi come ciliegina sulla torta, il Koko è uno dei locali da non perdere quando si visita Londra, sia per vedere un concerto che per una serata con DJ.
Personalmente sono stato al koko in una sola occasione e ne sono rimasto colpitissimo! L'atmosfera di questa venue è magica: la sera da fuori, tutto illuminato e con le persone in terrazza, è qualcosa di emozionante. Una volta dentro, l'ambiente è abbastanza scuro, col bancone del bar a darti il benvenuto e un guardaroba carissimo, da sfruttare solo se necessario. Come accennato, si tratta di un ex teatro inglese riconvertito, tutto riverniciato in rosso, con gli elementi tipici del vecchio teatro sul soffitto e vicino alle balconate. All'ultimo piano è presente un altro bar, conaccesso alla terrazza dove ci si pò rilassare, prendere un po' di aria fresca e fumare. I prezzi del bar non sono per nulla bassi durante gli spettacoli, ma attenzione: ci sono delle promo per cui se si arriva molto presto, solitamente dalle 19 alle 21, le birre e i drink sono in offerta stile happy hour!.
Lo staff è professionale e praparato, ma i buttafuori sono belli tosti e x nulla simpatici: appena finito il concerto preparatevi ad essere cacciati fuori in un nanosecondo senza poter fiatare.
Un posto comunque dall'atmosfera particolarissima ed unica: se una band che vi piace suona lì andatevi al volo anche perchè l'acustica è davvero ottima!
Add: 1a Camden High St, London NW1 7JE
Tel: +44 870 432 5527
Web: http://www.koko.uk.com/
Transp: Tube Station MORNINGHTON CRESCENT
Con le sue pareti rosso fuoco e décor vittoriano originale, e la gigantesca palla a specchi come ciliegina sulla torta, il Koko è uno dei locali da non perdere quando si visita Londra, sia per vedere un concerto che per una serata con DJ.
Personalmente sono stato al koko in una sola occasione e ne sono rimasto colpitissimo! L'atmosfera di questa venue è magica: la sera da fuori, tutto illuminato e con le persone in terrazza, è qualcosa di emozionante. Una volta dentro, l'ambiente è abbastanza scuro, col bancone del bar a darti il benvenuto e un guardaroba carissimo, da sfruttare solo se necessario. Come accennato, si tratta di un ex teatro inglese riconvertito, tutto riverniciato in rosso, con gli elementi tipici del vecchio teatro sul soffitto e vicino alle balconate. All'ultimo piano è presente un altro bar, conaccesso alla terrazza dove ci si pò rilassare, prendere un po' di aria fresca e fumare. I prezzi del bar non sono per nulla bassi durante gli spettacoli, ma attenzione: ci sono delle promo per cui se si arriva molto presto, solitamente dalle 19 alle 21, le birre e i drink sono in offerta stile happy hour!.
Lo staff è professionale e praparato, ma i buttafuori sono belli tosti e x nulla simpatici: appena finito il concerto preparatevi ad essere cacciati fuori in un nanosecondo senza poter fiatare.
Un posto comunque dall'atmosfera particolarissima ed unica: se una band che vi piace suona lì andatevi al volo anche perchè l'acustica è davvero ottima!
Add: 1a Camden High St, London NW1 7JE
Tel: +44 870 432 5527
Web: http://www.koko.uk.com/
Transp: Tube Station MORNINGHTON CRESCENT
domenica 3 marzo 2013
Wasabi - LA CATENA DEL SUSHI!
Le catene non sono mai state molto apprezzate da noi di FOG, ma Wasabi è stata una felice scoperta: una serie di negozi dislocati in tutta la città, forniti di sushi, sashimi, roll, e tutto quanto fa venire l'acquolina in bocca agli amanti della cucina giapponese.
Tutto il cibo è ordinatamente posizionato nei frigobar; potrete comporre voi la vostra "bag" come più vorrete,con i gusti a voi più congeniali (99 pence a sushi), oppure potrete scegliere un sacchetto gia composto.
Oltre al cibo freddo potrete scegliere tra le zuppe ed i Ramen, la carne, i piatti veg ed altro ancora.
Io ho assaggiato solo il sushi, e tanto, e sebbene non l'abbia trovato saporito come quello cucinato sul momento, è da premiare l'idea di un self service che abbassa tanto le spese per gli utenti, e sopratutto l'idea di una catena take away.
Ottimo posto dove fermarsi a mangiare buon sushi fresco. La cosa diversa dagli altri ristoranti del genere è che vi è un frigo dove puoi scegliere i pezzi di sushi( singolarmente confezionati) che preferisci! Il prezzo è nella media.
Tra i tantissimi shop della città, consigliamo il 58 di Oxford Street, il primo e più grosso tra i Wasabi!
Type: Jappo
Add: 58 Oxford Street W1D 1BH London
Price: £££££
Web: http://www.wasabi.uk.com/
Tutto il cibo è ordinatamente posizionato nei frigobar; potrete comporre voi la vostra "bag" come più vorrete,con i gusti a voi più congeniali (99 pence a sushi), oppure potrete scegliere un sacchetto gia composto.
Oltre al cibo freddo potrete scegliere tra le zuppe ed i Ramen, la carne, i piatti veg ed altro ancora.
Io ho assaggiato solo il sushi, e tanto, e sebbene non l'abbia trovato saporito come quello cucinato sul momento, è da premiare l'idea di un self service che abbassa tanto le spese per gli utenti, e sopratutto l'idea di una catena take away.
Ottimo posto dove fermarsi a mangiare buon sushi fresco. La cosa diversa dagli altri ristoranti del genere è che vi è un frigo dove puoi scegliere i pezzi di sushi( singolarmente confezionati) che preferisci! Il prezzo è nella media.
Tra i tantissimi shop della città, consigliamo il 58 di Oxford Street, il primo e più grosso tra i Wasabi!
Type: Jappo
Add: 58 Oxford Street W1D 1BH London
Price: £££££
Web: http://www.wasabi.uk.com/
venerdì 1 marzo 2013
THE SOUND OF LONDON - THE WHO
Gli Who sono una delle formazioni più inossidabili che il rock britannico abbia conosciuto. Il chitarrista, cantante Pete Townshend (nome d'arte di Peter Dennis Blanford Townshend,1945, Londra, Gran Bretagna) e il bassista John Alec Entwistle (1944, Londra, Gran Bretagna) si conoscono a scuola e nel 1962 formano alcuni complessi giovanili (tra cui una band di dixieland, in cui il primo suona il banjo e il secondo la tromba). Con Roger Harry Daltrey (1945, Hammersmith, Londra, Gran Bretagna), di professione lattoniere, alla voce, i Detours cominciano a crearsi un discreto seguito nella Londra dei primi anni '60. Con l'arrivo dell'eccentrico batterista Keith John Moon (1947, Londra, Gran Bretagna - 1978, Londra), personaggio trascinante e spettacolare (subentrato al dimissionario Doug Sandom), si afferma un'immagine forte e ribelle del quartetto che si fa chiamare inizialmente The Who e poi su indicazione del manager Pete Meaden, The High Numbers. Con questo nome pubblicano, nel 1964, il 45 giri "I'm The Face" (firmato, come pure il lato B "Zoot Suit", dallo stesso Meaden). L'anno seguente è decisivo: i quattro si ribattezzano The Who e vengono scoperti da Kit Lambert e Chris Stamp (in precedenza registi di cortometraggi) che manovrano affinché il complesso entri nel cuore della colorita scena britannica. Grazie ai singoli "I Can't Explain" (il cui demo è realizzato anche con l'apporto di Jimmy Page alla seconda chitarra) registrato nel dicembre 1964 e pubblicato nel gennaio 1965 e "Anyway, Anyhow, Anywhere" (aprile 1965) assaporano i primi successi, ma è l'inno epocale "My Generation" (novembre 1965) a lanciare il quartetto. L'esordio a 33 giri The Who Sings My Generation (1965) è adottato dai giovani mod inglesi come bibbia di vita giovanile, anche grazie a un live act fulminante e di impareggiabile energia che sconvolge la scena rock a causa delle chitarre che Townshend distrugge colpendo l'amplificazione e alle pirotecniche devastazioni operate da Moon sulla sua batteria.
Ma dietro a tutto questo c'è il talento del giovane Townshend, che preferisce non scegliere una sola strada creativa. Nonostante il singolo (ispirato ai Beatles) "The Kids Are Alright" riesca a bissare il successo precedente, la vena raffinata e ironica di brani come "Substitute" (febbraio 1966), "Happy Jack" (novembre 1966), un rifacimento di "Batman" e "I'm A Boy" (entrambe dell'agosto 1966) e dell'album A Quick One (1966, opera intrigante e sofisticata per i tempi, comprendente infatti la mini-rock opera omonima) non incontra i favori del pubblico. The Who è già un gruppo di culto in Gran Bretagna, ma è agli Stati Uniti che punta, patria di quel rhythm&blues che permea lo stile del chitarrista dandogli un sapore inedito. Grazie a un tour americano di inizio 1967 e alla spettacolare apparizione al Monterey Pop Festival la sera del 18 giugno dello stesso anno, il quartetto guadagna prezioso spazio nel territorio statunitense con il 45 giri "The Last Time/ Under My Thumb" (due canzoni dei Rolling Stones incise per protesta contro l'arresto di Mick Jagger e Keith Richards per detenzione di marijuana). Townshend trae ispirazione dai suoi studi artistici confezionando lo splendido The Who Sell Out (1967), un album che intercala canzoni originali a falsi spot pubblicitari e autentici jingle delle stazioni radio pirata britanniche, e che in qualche modo incapsula un'idea d'arte pop sorretta da canzoni al limite del fanciullesco ("Mary Anne With The Shaky Hands"), accoppiate a brani visionari di straordinario impatto come il singolo "I Can See For Miles".
Il successo però sfugge ancora e così la "rivoluzione" nel sound e nell'immagine del gruppo avviene nel 1968, con l'uscita del singolo "Call Me Lightning", suggello finale del primo periodo. Quando in piena estate Magic Bus arriva sul mercato, è evidente che gli Who hanno scelto una strada assai distante dal pop, una via dove la forza della musica delle radici deve trovare posto nell'ambito di un sound più elettrico, in grado di incanalare l'impressionante energia sprigionata dal complesso. Il segnale si concretizza in "Pinball Wizard", 45 giri tra i più belli della seconda metà degli anni '60 e assaggio di Tommy (1969), la prima opera rock che riesce a individuare un ruolo nuovo per gli autori di musica giovanile. Il successo del doppio LP riporta The Who al centro dell'attenzione grazie a un'affascinante storia (quella del cieco, sordo e muto Tommy) che si svolge attraverso una serie di indimenticabili brani ("I'm Free", "Sparks", "The Acid Queen", "Tommy Can You Hear Me?", " We're Not Gonna Take It"). L'apparizione al festival di Woodstock nell'agosto del 1969 conferma The Who come un gruppo rock di rara potenza e raffinatezza, ma anche portatore di un'immagine ribelle e coerente. Il tour che segue cattura al meglio questo spirito, come testimonia il ruvido disco dal vivo Live At Leeds (1970), un'opera di rara forza dove gli Who riescono a esprimere tutta la propria grinta e abilità. La vulcanica vena compositiva di Townshend e il suo crescente ruolo di portavoce della cultura rock lo inducono a scrivere una nuova opera, Lifehouse, che viene però in parte accantonata e dai cui avanzi nasce uno dei grandi capolavori del rock di tutti i tempi, Who's Next del 1971 (la ristampa in cd del 1996 presenta molto del materiale scartato di Lifehouse).
Ma dietro a tutto questo c'è il talento del giovane Townshend, che preferisce non scegliere una sola strada creativa. Nonostante il singolo (ispirato ai Beatles) "The Kids Are Alright" riesca a bissare il successo precedente, la vena raffinata e ironica di brani come "Substitute" (febbraio 1966), "Happy Jack" (novembre 1966), un rifacimento di "Batman" e "I'm A Boy" (entrambe dell'agosto 1966) e dell'album A Quick One (1966, opera intrigante e sofisticata per i tempi, comprendente infatti la mini-rock opera omonima) non incontra i favori del pubblico. The Who è già un gruppo di culto in Gran Bretagna, ma è agli Stati Uniti che punta, patria di quel rhythm&blues che permea lo stile del chitarrista dandogli un sapore inedito. Grazie a un tour americano di inizio 1967 e alla spettacolare apparizione al Monterey Pop Festival la sera del 18 giugno dello stesso anno, il quartetto guadagna prezioso spazio nel territorio statunitense con il 45 giri "The Last Time/ Under My Thumb" (due canzoni dei Rolling Stones incise per protesta contro l'arresto di Mick Jagger e Keith Richards per detenzione di marijuana). Townshend trae ispirazione dai suoi studi artistici confezionando lo splendido The Who Sell Out (1967), un album che intercala canzoni originali a falsi spot pubblicitari e autentici jingle delle stazioni radio pirata britanniche, e che in qualche modo incapsula un'idea d'arte pop sorretta da canzoni al limite del fanciullesco ("Mary Anne With The Shaky Hands"), accoppiate a brani visionari di straordinario impatto come il singolo "I Can See For Miles".
Il successo però sfugge ancora e così la "rivoluzione" nel sound e nell'immagine del gruppo avviene nel 1968, con l'uscita del singolo "Call Me Lightning", suggello finale del primo periodo. Quando in piena estate Magic Bus arriva sul mercato, è evidente che gli Who hanno scelto una strada assai distante dal pop, una via dove la forza della musica delle radici deve trovare posto nell'ambito di un sound più elettrico, in grado di incanalare l'impressionante energia sprigionata dal complesso. Il segnale si concretizza in "Pinball Wizard", 45 giri tra i più belli della seconda metà degli anni '60 e assaggio di Tommy (1969), la prima opera rock che riesce a individuare un ruolo nuovo per gli autori di musica giovanile. Il successo del doppio LP riporta The Who al centro dell'attenzione grazie a un'affascinante storia (quella del cieco, sordo e muto Tommy) che si svolge attraverso una serie di indimenticabili brani ("I'm Free", "Sparks", "The Acid Queen", "Tommy Can You Hear Me?", " We're Not Gonna Take It"). L'apparizione al festival di Woodstock nell'agosto del 1969 conferma The Who come un gruppo rock di rara potenza e raffinatezza, ma anche portatore di un'immagine ribelle e coerente. Il tour che segue cattura al meglio questo spirito, come testimonia il ruvido disco dal vivo Live At Leeds (1970), un'opera di rara forza dove gli Who riescono a esprimere tutta la propria grinta e abilità. La vulcanica vena compositiva di Townshend e il suo crescente ruolo di portavoce della cultura rock lo inducono a scrivere una nuova opera, Lifehouse, che viene però in parte accantonata e dai cui avanzi nasce uno dei grandi capolavori del rock di tutti i tempi, Who's Next del 1971 (la ristampa in cd del 1996 presenta molto del materiale scartato di Lifehouse).
È l'estate del 1971: il grande sogno hippie degli anni '60 sembra ormai infrangersi in un contesto sociale rapidamente mutato, i grandi raduni dimostrano di essere ormai occasione meramente commerciale più che genuina esperienza di libertà, e il gruppo, partecipando nell'estate precedente al festival dell'Isola di Wight (la loro performance è ripresa sul live The Who At The Isle Of Wight Festival, 1996), lo sperimenta sulla propria pelle. In questo contesto Who's Next è un'opera fondamentale. Townshend non solo sfodera alcuni classici straordinari ("Baba O'Riley", "Behind Blue Eyes"), ma riesce anche a riassumere tensioni sociali e riflessioni esistenziali nella straordinaria "Won't Get Fooled Again", segnata dalla voce intensa di Daltrey, che cristallizza la delusione di un grande sogno collettivo infranto. Dopo l'antologia di rarità curata dal gruppo stesso Meaty Beaty Big And Bouncy (ottobre 1971) e una serie di tour di enorme successo in Europa e negli Stati Uniti, Townshend (che nel frattempo partecipa a "Happy Birthday" e "I Am", due album-tributo al guru Meher Baba e l'ottimo "Who Came First" del 1972) torna all'epoca giovanile per ispirare un'altra opera rock destinata a narrare la vita di un mod in un'Inghilterra di metà anni '60 percorsa da rapidi e radicali cambiamenti. Quadrophenia (1973) è il doppio album che ancora una volta cattura lo spirito di una porzione dell'universo giovanile, i mutamenti di sensibilità e di aspettative sociali con un interessante viaggio a ritroso. Il sound è sempre più robusto ma non mancano toccanti tributi agli elementi che fanno da contorno alla vicenda del protagonista Jimmy: "The Real Me", "I'm One", "Is It In My Head", "I've Had Enough", "5:15" e "Love Reign O'er Me" catturano con impeto l'ultimo grande momento creativo degli Who. Nel 1974, Odds And Sods presenta una serie di canzoni rare o inedite scelte da John Entwistle, inclusa "I'm The Face" degli High Numbers e un paio di brani dal periodo Lifehouse.
giovedì 28 febbraio 2013
BRITISH CLOTHES - Gli universi paralleli di Burberry e Aquascutum
Riportiamo questo bell'articolo di Giulia Crivelli trovato in rete, che mette a confronto due marchi storici dello stile londinese...
C'è una vicenda che mi colpisce e mi appassiona di recente, quella di Burberry eAquascutum, due tra i più conosciuti brand britannici dell'abbigliamento. Entrambi sono celeberrimi per gli impermeabili, ma col tempo sono diventati veri e propri marchi della moda. I loro sono stati per molti decenni destini paralleli, che ora divergono sempre di più. Il prototipo del primo impermeabile Burberry risale al 1856, Aquascutum fu fondata addirittura cinque anni prima, nel 1851, sempre a Londra. Da allora sono successe molte cose ed entrambi i brand hanno incrociato le star di Hollywood: Humphrey Bogart indossò un trench Aquascutum in Casa Blanca e in seguito il brand fu scelto da Cary Grant, e tantissimi altri attori, oltre che da politici come Winston Churchill e di Margaret Thatcher. Un simbolo di eleganza e stile, insomma. Per definizione intramontabile. E invece qualche giorno fa Financial Times ha scritto che l'azienda sarebbe sull'orlo del fallimento, nonostante gli sforzi di risanamento fatti da Harold Tillman, l'imprenditore che l'aveva rilevata nel 2009 e che, per inciso, è anche il presidente della Camera della moda inglese. E due giorni fa il Wall Street Journal ha ipotizzato che Aquascutum finisca in mani cinesi. E Burberry? Burberry invece sta benissimo: ha chiuso il secondo semestre dell'esercizio fiscale 2011-12 con ricavi a 1,027 miliardi di sterline, circa 1,25 miliardi di euro, in aumento del 19% rispetto allo stesso periodo ed è forse uno dei marchi meglio "piazzati" anche sul versante tecnologico, come ha scritto di recente Susanna Paparatti suRepubblica: i negozi (poco meno di 200 nel mondo) sono tutti connessi, arricchiti da video walls e touch screen, mentre la pagina Facebook di Burberry sfiora un record, paragonata ad altre di luxury brand di moda, con oltre 11,7 milioni di amici. Un dinamismo che ha determinato, ad esempio, anche la scelta di trasmettere in HD le recenti sfilate autunno-inverno 2012.
Insomma, passettino per passettino, Aquascutum si è incamminata sul viale del tramonto mentre Burberry ha salvaguardato la tradizione innovando sia nello stile (vincente la scelta del direttore creativo, il giovane talento britannico Christopher Bailey) sia nella comunicazione. Io spero che Aquascutum si salvi, trovi una sua strada verso il futuro, ma credo anche che queste due parabole della moda saranno presto oggetto di studio in corsi universitari. E, ironia della sorte: è di ieri la notizia che gli eredi di Bogart hanno fatto causa a Burberry per aver usato senza autorizzazione un'immagine dell'attore con un impermeabile della casa. Ma non indossava Aquascutum?
lunedì 21 gennaio 2013
ALL STAR LANES - L'America anni 50 a Londra
L’America anni ’50 compare in piena Londra. Non potrete non pensare ad un bar stile Greese o Happy Days entrando in questo locale che unisce cucina american style, pista da bowling e feste dai temi piu’ vari. Ottima la carne grigliata, anche se il prezzo in proporzione e’ un po’ caro.
L'All Star Lanes di Londra è un locale molto carino in pieno yankee style anni 50, nel quartiere di Bethnal Green: un locale originale, che unisce due grandi passioni a stelle e strisce, come il bowling e la cucina. In pochi istanti vi sentirete trasportati dentro Happy Days o un film sugli anni '50. Se volete giocare a bowling, prenotate in anticipo: le piste sono poche e sempre affollate, con liste d'attesa abbastanza lunghe, tanto che difficilmente potrete fare più di una partita, salvo specificarlo al momento stesso della prenotazione.

C'è di buono che vi portano da bere direttamente ai tavolini delle piste, in modo tale da permettervi un simpatico aperitivo o un after hour mentre giocate con gli amici, per poi recarvi al ristorante interno, davvero enorme, per proseguire con la cena. Piatti di dimensioni ragionevoli, prezzi decisamente alti, ma la comodità di essere nello stesso luogo è notevole.
Una cosa non mi è piaciuta: le scarpe per il bowling vengono date appena entrati, col risultato che ci si ritrova scalzi sul pavimento d'ingresso, dove passa la gente con le scarpe sporche o addirittura bagnate se fuori piove... alquanto anti igienico.
Type: American
Add: 95 Brick Lane, London, Uk, E1 6QL
Tel: +44(0) 20 7426 9200
Price: £££££
Web: www.allstarlanes.co.uk
Transp: Tube Station Bethnal Green
L'All Star Lanes di Londra è un locale molto carino in pieno yankee style anni 50, nel quartiere di Bethnal Green: un locale originale, che unisce due grandi passioni a stelle e strisce, come il bowling e la cucina. In pochi istanti vi sentirete trasportati dentro Happy Days o un film sugli anni '50. Se volete giocare a bowling, prenotate in anticipo: le piste sono poche e sempre affollate, con liste d'attesa abbastanza lunghe, tanto che difficilmente potrete fare più di una partita, salvo specificarlo al momento stesso della prenotazione.
C'è di buono che vi portano da bere direttamente ai tavolini delle piste, in modo tale da permettervi un simpatico aperitivo o un after hour mentre giocate con gli amici, per poi recarvi al ristorante interno, davvero enorme, per proseguire con la cena. Piatti di dimensioni ragionevoli, prezzi decisamente alti, ma la comodità di essere nello stesso luogo è notevole.
Una cosa non mi è piaciuta: le scarpe per il bowling vengono date appena entrati, col risultato che ci si ritrova scalzi sul pavimento d'ingresso, dove passa la gente con le scarpe sporche o addirittura bagnate se fuori piove... alquanto anti igienico.
Type: American
Add: 95 Brick Lane, London, Uk, E1 6QL
Tel: +44(0) 20 7426 9200
Price: £££££
Web: www.allstarlanes.co.uk
Transp: Tube Station Bethnal Green
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